Il mondo da scoprire del Museo Alpino Un’anteprima della riapertura il 30 marzo

Sotto la nuova direzione di Beat Hächler, il Museo Alpino Svizzero di Berna si presenta sotto un profilo decisamente nuovo: l’istituzione dalla lunga tradizione guarda al futuro non come un museo, bensí come «piattaforma vivente per le tematiche del presente». A colloquio con Beat Hächler.

Il 9 marzo si parte. Tuttavia, chi da allora visiterà il Museo Alpino all' Helvetiaplatz a Berna rischia di non più riconoscerlo. Tutto è stato ristrutturato, le sale da esposizione sono generosamente aperte, lo sguardo spazia sul Palazzo Federale – quando non addirittura sulle Alpi. Ma le Alpi – le montagne – continuano ad essere al centro dell’istituzione. «Berge versetzen», spostare le montagne, è il titolo della prima, grande esposizione straordinaria, che si rifà alla tradizione della casa disponendo sui pavimenti 1200 oggetti della sua collezione. Non ci saranno più vetrine. Una passerella in legno guiderà il pubblico lungo diversi percorsi tematici attraverso questo cosmo di storia e presente. E sul presente il pubblico sarà interrogato: «Vogliamo mostrare ciò che il Museo Alpino ha collezionato soprattutto nella prima metà del XX secolo», spiega nel colloquio il suo direttore, Beat Hächler, «e dal pubblico vogliamo anche sapere cosa un simile museo dovrebbe collezionare: progetti per la copertura dei ghiacciai? oppure cannoni da neve? E intendiamo in primo luogo anche scoprire quali siano i temi che più interessano. Non per carenza di idee, bensí per sentire il polso dei tempi.»

Un torrente di idee

Tra i temi che Hächler e il suo team hanno in mente non manca in realtà nulla. Anzi, sgorgano con l’impeto di un vero torrente di montagna. Ecco alcune parole chiave: doposci, emigrazione, vette rosseggianti, corno delle Alpi, alpiniste, biodiversità, croci di vetta, fondue, fotografia – e il flusso di idee prosegue, passando da paludi d’alta quota, a elisci e neve artificiale, cambiamento climatico e Cervino, speed climbing e laghi artificiali fino al traffico di transito, all’Unspunnen, all’edificazione, all’acqua e alle ferrovie a cremagliera. Sì: la Casa delle Alpi entra a grandi passi – in questo continuando l’esposizione «Zimmer frei» – nella più stretta attualità di chi si occupa dello spazio alpino.

Per quanto concerne l’attuazione, Hächler può ricorrere alla sua ampia e riconosciuta esperienza alla Stapferhaus di Lenzburg, che ha raggiunto una notorietà ultraregionale e ha fatto parlare di sé grazie a messe in scena in parte provocatorie, sempre però fondate e stimolanti. Un segno distintivo: i temi sono avvicinati fisicamente alla gente, come in una sorta di mondo da scoprire; le cose sono in movimento come i temi, la multimedialità trova applicazione ovunque questa sia realmente sensata.

Così, anche le esposizioni non devono proporsi distanziate all’interno di un White Cube museale, ma orientarsi piuttosto alla teatralità, alle forme scenografiche, adatte a un palcoscenico. Di movimentazione si occupa la sala speciale «Biwak», situata al pianterreno, destinata a ospitare esposizioni piuttosto sperimentali, parzialmente realizzate in collaborazione con istituti scolastici superiori. La prima di esse prevede l’allestimento di un’installazione interattiva del famoso rilievo dell’Oberland bernese, nella quale luce e suono schiuderanno una nuova visione del paesaggio. E la sala Hodler, nella quale i monumentali e drammatici dipinti del Cervino «Aufstieg und Absturz» di Ferdinand Hodler seguiteranno ad essere un’attrazione della casa, offrirà uno spazio dedicato a tavole rotonde, discussioni, riunioni e brainstorming.

Da Nizza a Taipei

Un ulteriore proposito di Hächler è l’attuazione di una collaborazione intensiva con tutti i musei alpini, dalla Slovenia a Nizza. Per il nuovo direttore, le Alpi non devono quindi finire al confine svizzero: occorre invece tenere sott’occhio il tema della montagna anche in considerazione della globalizzazione in atto nel mondo. In quest’ambito è prevista prossimamente una collaborazione con artisti di Taipei che forse avrà ripercussioni persino sulle strade della capitale federale.

Tutto ciò dimostra come la nuova squadra miri con grande ottimismo a un pubblico più vasto, che in funzione del tema potrà anche essere diverso. Bisogna rivolgersi a coloro che si sentono legati all’alpinismo, ma anche a persone che calcano la scena artistica, oppure ancora a chi avverte maggiormente l’importanza degli aspetti ecologici e di protezione del paesaggio. Cautamente, nei prossimi anni Hächler prevede – «ma per questo occorre molto lavoro costruttivo» – un lento raddoppio del numero dei visitatori, che sino ad ora si aggirava attorno ai 20 000 all’anno. A questa apertura contribuisce un nuovo ristorante, accessibile a tutti gli utenti del quartiere, che – così dev’essere – proporrà una cucina rigorosamente alpina e offrirà un totale di 75 posti.

In partenza per un lungo viaggio

Le prossime esposizioni già fissate non mancheranno di affilare ulteriormente il nuovo profilo. Nel settembre 2012 sarà inaugurata la mostra «Intensivstationen», dedicata agli eccessi del turismo sciistico nel Tirolo con immagini del fotografo austriaco Lois Hechenblaikner che mostrano in grande formato bacini di accumulazione per la neve artificiale, enormi bar per il doposci e discoteche di montagna: spunti di riflessione e stupore sono garantiti! Nel 2013 seguirà l’esposizione sui 150 anni del Club Alpino Svizzero CAS, per la quale è previsto un approccio storico-culturale che traccerà dei paralleli con il corso della storia svizzera, ad esempio in relazione alla questione femminile e del lavoro.

Non da ultimo, un’importante opzione – e una questione finanziaria (v. riquadro) – sarà costituita a medio termine dalla nuova esposizione permanente «Basislager», ospitata nello scantinato.

Hächler e la sua squadra non intendono quindi solo spostare le montagne. Davanti a loro c’è un’autentica montagna di lavoro. E come ben si sa, solo quando si è messa la prima tappa alle spalle, quelle successive si presentano nelle loro vere dimensioni. La strada è lunga – e la prospettiva è bella.

>Per saperne di più

Museo Alpino Svizzero Helvetiaplatz 4, 3005 Berna telefono 031 350 04 04 info(at)alpinesmuseum.ch

www.alpinesmuseum.ch

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