Il volo del corvo timido L’Annapurna e una scalata di altri tempi

Nives Meroi attraverso un diario giornaliero ci racconta come nella primavera del 2017 con il marito Romano Benet, due alpinisti spagnoli, Alberto Zerain e Jonatan García, e due giovani cileni esperti della Patagonia e delle sue vette, sono saliti in vetta all’Annapurna a quota 8091 metri. Un’impresa impegnativa compiuta per la prima volta nel 1950 da Maurice Herzog, Louis Lachenal e altri compagni e da allora più pericolosa a causa del ritiro dei ghiacciai. Tutto ha inizio il 1º aprile con un bellissimo trekking sul passo del Thorong La. Da lì al campo base dell’Annapurna li dividono solo, si fa per dire, tre giorni di cammino lungo pendii di neve instabile, gigantischi crepacci e mori di ghiaccio. Ma non sono soli, con loro viaggia un corvo «nella luce del sole, il nero del suo piumaggio scintilla metallico» e non è di certo un uccello del malaugurio piuttosto un monito ai limiti dell’uomo. In questo Nives Meroi, nel testo e nel suo modo di concepire e di vivere l’alpinismo dimostra una rara sensibilità e un profondo rispetto. Il messaggio è chiaro: il suo non è un alpinismo estremo in cerca di febbrili successi e attenzione mediatica o un alpinismo dilettantesco gonfiato di exploit ed eufemismi per imbellettare la mediocrità e dare una parvenza di solidità all’aria fritta. Il suo è un alpinismo onesto in cui il percorso vale più del risultato. Onesto è anche il suo racconto, condito con un pizzico di ironia, vivace e semplice nella forma che con schiettezza mette a fuoco personalità e peculiarità dei protagonisti. Alla fine uno scatto immortala l’impresa: «Quando arriviamo al campo sono le 16.00. Con lo zaino ancora in schiena, ci mettiamo a ridere, ridere ridere...»

Autore

Nives Meroi

Origine

Rizzoli, Milano, 2019, ISBN 978-88-1710-891-1, € 17,00

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