La PDG nel bene e nel male | Club Alpino Svizzero CAS

La PDG nel bene e nel male Quanto costa partecipare alla Patrouillle des Glaciers

Allenamento, lavoro, famiglia, imprevisti... non è proprio facile conciliarli, per le migliaia di pattugliatori che si allenano per disputare la leggendaria Patrouille des Glaciers. Abbiamo incontrato una di queste pattuglie in febbraio.

È un’atmosfera simpaticamente rilassata a regnare in questa domenica di febbraio, all’ora dell’allenamento. Tra Anne Bochatay, Florian Piasenta e Jimmy Favre, che si preparano al percorso lungo della PDG, a dominare all’alba è il riso. In due tempi e tre movimenti, le pelli sono incollate. I tre attaccano di buona lena il pendio in direzione del Col de la Golette, per poi passare nel bacino della Salanfe, in Vallese.

Prima crisi in vista della corsa

Chi crederebbe che si tratta del loro primo allenamento in comune? Due settimane prima, per questa pattuglia Jimmy non esisteva neppure. Al suo posto c’era Mary-Jérôme Vaudan, che si è però ferita nel corso di un allenamento e ha dovuto essere sostituita. Uno strappo al polpaccio ha significato per Jimmy il biglietto d’ingresso alla mitica corsa.

Per Mary-Jérôme, 49 anni, sposata, madre e impiegata al 70 percento in uno studio d’architettura, la decisione era chiara : «Partecipare alla PDG è di per sé un gioco d’equilibrio tra gli allenamenti, la vita privata e quella professionale. Con questa ferita avrei dovuto fare una pausa di ben cinque settimane! Così ho deciso di lasciar perdere tutto. Sin dall’inizio ho cercato di ascoltare i miei desideri. Forse ho pensato troppo in grande, e il mio corpo mi ha detto basta. Come per Anne, questa sarebbe stata la mia nona PDG.»

Anne e Florian hanno dovuto accusare il colpo e reagire. «Per questa edizione avevamo deciso di correre assieme senza metterci sotto pressione. Questa è una corsa speciale, che richiede delle qualità fisiche, ma anche umane. Ci mette alla prova. Il motore deve rimanere il piacere, ed è per questo che rispettiamo la scelta di Mary-Jérôme», spiegano.

Caso fortunato e nuova dinamica

Se gli allenamenti sono iniziati lo scorso mese di ottobre, è stato solo due mesi prima del colpo di pistola che Anne e Florian hanno scovato il loro terzo compagno di cordata. «Ero con Anne e il suo cane. Salivamo con le pelli al passo della Golette e c’era questo ragazzo che mi tallonava. Anne mi ha detto ridendo che avrei solo dovuto proporgli di completare la nostra pattuglia. Così ho fatto, e lui ha accettato.»

Una dinamica nuova

Dall’alto dei suoi 23 anni, Jimmy Favre, studente in biologia, ha deciso di raccogliere la sfida. Per questo giovane abituato ai triathlon si tratta di una prima in veste di scialpinista. Quando Florian gli ha proposto di unirsi alla sua pattuglia, con le pelli di foca Jimmy non aveva alle spalle che 6000 metri di dislivello. E questo quando gran parte delle pattuglie si pone come obiettivo dell’allenamento un dislivello minimo di 40 000 metri, equivalenti a una ventina di escursioni: «Sarà una sfida non da poco, per me, perché sono un autentico novellino in questo campo. Ho un ottimo fisico, ma devo ancora migliorare tecnicamente», confessa Jimmy. Da quell’incontro, però, si è allenato come un matto assieme a Florian. In due settimane avevano già compiuto sette uscite assieme. «È una fortuna, ci intendiamo davvero molto bene. La dinamica del gruppo è molto cambiata. Prima dovevo misurare la mia foga poiché ero il piccolo delle due nonnine dalla grande esperienza. Oggi mi trovo nel mezzo, con una specie di ruolo da fratello maggiore. Anne rimane la maggiore a tutti i livelli, è il nostro motore diesel. E Jimmy deve ancora migliorare nei cambiamenti delle pelli e in discesa, ma ha un’ottima resistenza», precisa Florian.

«Per fortuna sono celibe – riflette Florian – perché non vedo assolutamente come potrei gestire una relazione oltre a tutto quello che faccio. Mi rimane pochissimo tempo per la famiglia, e ancora meno per gli amici. Ma mi assumo la mia scelta.»

Costi per 7000 franchi

A 29 anni, il giovane quadro al 100 percento è responsabile del marketing per Groupe Mutuel, ed è inoltre vicesindaco del suo comune. Se ne verrà a capo, questa partecipazione alla PDG costituirà per lui una prima. «Due anni fa avevo partecipato alla gara, ma eravamo stati interrotti lungo il percorso a causa delle cattive condizioni meteorologiche. Si tratta quindi del mio secondo tentativo, e ho voglia di mettercela tutta.» Per lui, che per allenarsi ha già partecipato a numerose altre competizioni, l’investimento è anche finanziario: «Mi sono dovuto comprare gli sci, gli scarponi, i bastoni e una tuta, cui si aggiungono i costi dell’iscrizione. In totale, ho speso 7000 franchi.» Prendendo a prestito il materiale dal padre, che aveva già partecipato alla PDG, Jimmy ne esce un po’ meglio. Dal canto suo, fatta eccezione per i 1260 franchi per l’iscrizione dell’intera pattuglia, quest’anno Anne non ha speso neppure un centesimo. «Il mio materiale non è più nuovo, ma al mio livello è meglio avere un buon motore e qualche graffio negli sci che non l’opposto», commenta sorridendo.

Non c’è tempo per gli amici

A 45 anni, Anne è nubile, mamma, ispettrice di polizia impiegata al 100 percento e molto attiva nell’ambito associativo dello scialpinismo. «Prima ero completamente fissata sul cronometro. Correvo per la squadra nazionale, e le mie giornate si riassumevano nelle parole ‹lavoro›, ‹famiglia› e ‹allenamento›. Lasciavo da parte i miei altri hobby e gli amici, cosa che oggi rifiuto assolutamente di fare. Le mie priorità sono tuttavia sempre rimaste incentrate su mia figlia, e credo in fondo di non averle mai causato alcun problema. All’epo­ca mi aspettava a Verbier nella carrozzina; ora viene a bivaccare alla Rosablanche per tifare per me.»

Situazione analoga per Jimmy, che si ritrova in pieno nello spirito di questa pattuglia. «Per me, la priorità va agli studi, ma durante la settimana cerco di andare a correre tra due lezioni oppure in serata. Mi impegno anche a fare delle uscite assieme ad Anne e Florian, almeno una volta alla settimana nei week-end.»

Nonostante l’apparente distacco, la pattuglia Bochatay-Piasenta-Favre intende coprire il percorso tra Zermatt e Verbier in meno di dieci ore! «So cosa rappresenta una simile partecipa-zione – confida Anne – e per provare anche piacere, bisogna che ci alleniamo un minimo così da passare la linea dell’arrivo in uno stato accettabile.» Per riuscirci, intende compiere ancora alcune escursioni con i suoi compagni, mirando a un dislivello minimo di 2000 metri per ognuna di esse.

La 19a PDG in pratica

La 19a edizione della PDG si disputerà dal 29 aprile al 3 maggio tra Zermatt e Verbier. La mitica competizione organizzata dall’esercito svizzero accoglierà 1800 pattugie di tre corridori, 820 militari e 980 civili. Nonostante i 400 posti supplementari, 480 pattugglie si sono viste rifiutare l’iscrizione. I più coraggiosi affronteranno il percorso lungo tra Zermatt e Verbier (53 km, ↗ 3994 m); gli altri si cimenteranno tra Arolla e Verbier (26 km, ↗ 1881 m). Oltre a Zermatt, Arolla e Verbier, il passo di Riedenmatten (Arolla) e la Rosablanche (Verbier) rimangono i luoghi migliori per gli spettatori lungo il percorso. Inoltre, Swisscom ha già annunciato la propria applicazione che permetterà di seguire le corse in diretta con lo smartphone. www.pdg.ch.

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