«Non a spese del paesaggio» Nelle zone protette potrebbero presto spuntare anche dei generatori eolici

Raimund Rodewald, attivo nella tutela del paesaggio, sulle conseguenze della nuova strategia energetica.

Secondo la nuova legge sull’energia, previa una ponderazione degli interessi lo sfruttamento delle energie rinnovabili potrebbe aver luogo anche nelle perle naturali della Svizzera, le zone IFP. La strategia energetica minaccia ora anche gli ultimi paesaggi naturali?

Si tratta assolutamente di una minaccia. Gli effetti non sono ancora chiari, poiché una simile ponderazione degli interessi non è mai stata intrapresa, e manca inoltre la giurisprudenza. Ma secondo noi, la svolta energetica non deve realizzarsi a spese della tutela del paesaggio.

Cosa ci sarebbe di male, se in montagna si vedesse qualche generatore eolico? Per molti rappresentano anche un bello spettacolo.

Il problema non è se le eoliche piacciono o no. Nelle 162 zone IFP, la questione è la conservazione totale del paesaggio. E i generatori eolici non sarebbero che l’inizio: se qui si fanno delle eccezioni, se ne faranno ben presto anche altrove, ad esempio in ambito agricolo o turistico.

Con questo atteggiamento, la protezione del paesaggio ostacola la svolta energetica.

Assolutamente no. Per questo sono necessari sforzi ben maggiori che non la posa di un paio di eoliche. Non dimentichiamolo: entro il 2050 circa la metà dell’energia supplementare richiesta dovrà essere coperta dal risparmio. I provvedimenti adottati sinora, ad esempio nel risanamento degli edifici, sono del tutto insufficienti. È qui che bisogna cominciare a mettere mano.

Lei si concentra fortemente sulle zone iscritte nell’IFP. Che dire dei paesaggi che non figurano nell’inventario? Contro la prevista grande centrale idroelettrica del Trift non opponete alcuna resistenza.

Personalmente ci convivo solo con difficoltà. Ma ci mancano i mezzi legali. Lottare contro il progetto sarebbe vano. Ne seguirebbero altri: già si pensa a uno sbarramento al Gornergletscher, se il ghiacciaio si dovesse sciogliere entro la metà del prossimo secolo. È una visione inquietante: le Alpi svizzere come la batteria dell’Europa.

La strategia energetica è stata accettata dal popolo nonostante le obiezioni della protezione del paesaggio. La vostra è una politica che va oltre il volere popolare?

In relazione a questo tema la comunicazione non è mai stata facile. Ciò che noi vogliamo tutelare è difficilmente calcolabile in franchi e centesimi. A noi interessano la natura non edificata, il patrimonio culturale e l’estetica. Vogliamo preservare la bellezza del paesaggio che ha reso la Svizzera famosa nel mondo intero. Dagli anni 1970, questo aspetto è trascurato in ambito ambientale e la protezione tecnica dell’ambiente ha preso il sopravvento. Ma nelle votazioni al paesaggio viene sempre attribuito un valore importante.

La bellezza sta nell’occhio di chi guarda.

È tuttavia anche un valore culturale. La bellezza lega noi uomini al nostro habitat. Senza una percezione estetica della natura, saremmo soli in questo mondo. E si tratta anche di fierezza.

Questo lo dovrebbe spiegare...

Noi svizzeri ci siamo sempre identificati profondamente con le nostre montagne. Ne eravamo orgogliosi. Questa fierezza sembra averci abbandonati. Oggi siamo fieri dei nostri cantieri, ad esempio della galleria di base del Gottardo. Ma esiste una fierezza che non poggia sulle prestazioni, bensì sull’amore e sull’attenzione. Sull’amore per le montagne, sulla gioia per il paesaggio. Questa fierezza fonda identità. Per questo è importante.

Raimund Rodewald

Raimund Rodewald non ha a cuore il paesaggio solo sul piano professionale. Nato nel 1950 da profughi tedeschi, la natura lo affascinava sin da bambino. Studiò biologia e conseguì il dottorato, quindi aderì alla Fondazione svizzera per la tutela del paesaggio, istituita nel 1970 da Pro Natura, da Heimatschutz, dall’Associazione svizzera per la pianificazione del territorio, dalla Federazione svizzera del turismo e dal CAS. Qui Rodewald scoprì il suo secondo talento: la sensibilità per il giuridicamente e politicamente possibile. Si fece ben presto un nome come uno dei più profondi conoscitori del diritto pianificatorio e ricevette per questo dall’Università di Basilea il titolo di dottore onorario. Raimund Rodewald è autore di due libri sull’estetica del paesaggio e, a titolo privato, è anche culturalmente impegnato come corista.

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